Musica, senza steccati

venerdì 22 aprile 2016

Una canzone, una storia: il segno dei tempi

07:07 Posted by Igor Principe , , , , No comments
Alla fine, è sempre questione di memoria e di come una canzone ci si rinchiuda dentro per sempre. Cose che capitano, se quella canzone è nell’aria quando apri una finestra e ti ritrovi affacciato sull’inizio della vita.

Primavera del 1987, un esame di terza media da scollinare per poi scendere verso l’estate e verso la prima liceo. Se già a tredici anni la tua vita è fatta di bollicine, la mia di quel tempo è ad anidride carbonica aggiunta. Vivo l’emozione di un trasloco nella metropoli, dopo tre anni nella placida campagna prossima al fiume Ticino. Milano nell’87 sembra il centro del mondo, percorsa da sciami di ragazzi e vestiti colorati, di suoni leggeri e sintetici, spiombata dal decennio precedente e allegramente ignara del fango che, di lì a qualche anno, le sue fogne le avrebbero rigurgitato addosso.
Milano è al centro del mondo e della musica, e fa niente se i grandi concerti li fanno al Comunale di Torino. È elettrica, ha il cuore lanciato a 130 battiti per minuto. Sotto traccia scorre scansione ritmica costante, che per caso scopro grazie a un video. Questo video.

Segno dei tempi, si intitola la canzone. Parla di crack, di Aids, di bombe e uragani, di vite banali e scontate. Racconta la verità del mondo, che i miei occhi acerbi non possono indovinare. Quel suono ripetuto in ottava, ritmato in sincopi, è ipnotico e mi proietta in un futuro da mettere in piedi mattone dopo mattone. Ascolto quella canzone e mi sento grande e voglioso di esserlo ancora di più. Fame di vita ed energia da tredicenne confluiscono dentro i pochi minuti di ritmo, voce e fraseggi di chitarra funky piovuti da un mondo geniale e fantastico.

Quella musica ha il potere di attirare a sé gli attimi forti di quella primavera, e di renderli ricordi indelebili. Momenti intimi, come una poesia di Leopardi studiata su una sedia a dondolo; romantici, come la testa di Silvia poggiata sulla mia spalla a cercare conforto dopo un saggio di pianoforte fatto male; stupefacenti, come il corteo infinito dei tifosi del Napoli a festeggiare lo scudetto per le principali vie di Milano; stordenti, come l’ebbrezza del minuto dopo la fine dell’esame di terza media, quando sai di avere davanti tre mesi di sovrana, granitica spensieratezza.

Segno dei tempi, canta Prince. E intanto, segna il mio tempo.


0 commenti:

Posta un commento