Musica, senza steccati

giovedì 23 giugno 2016

La Festa della Musica 2016 vista da un Carrefour h24

08:39 Posted by Igor Principe , , No comments
Anno 1992. Francesco De Gregori pubblica Canzoni d'amore. Uno dei brani si intitola Chi ruba nei supermercati: da qualche mese infuria Tangentopoli e quei tre minuti di musica vi si riferiscono senza mezzi termini.

Anno 2016. Se Francesco De Gregori (o chi per lui) dovesse scrivere una canzone, probabilmente la intitolerebbe Chi suona nei supermercati. E racconterebbe di centinaia di musicisti che il 21 giugno - il giorno della Festa della Musica 2016 - si sono esibiti nei Carrefour di tutta Italia. Precisamente, in 160 store h24, cioè quelli aperti sempre, a ogni ora e in ogni giorno della settimana.

Se ambisce ad essere tale, una festa deve essere inclusiva. Con coerenza, Carrefour ha invitato a esibirsi sui palchi sistemati davanti all'ingresso degli store musicisti per professione o per diletto. A Napoli, per dire, sul palco dell'h24 di Corso Europa c'era Francesco Facchinetti. A Milano, in piazza Siena, c'erano i BE3: Desirée Niero alla voce, Federico Villa alla chitarra e Igor Principe (cioè chi scrive queste note) al pianoforte.

Stephane Coum, invece, è il direttore supermercati Carrefour Italia, e ha detto belle parole su questa iniziativa: «La collaborazione con Festa della Musica ci rende particolarmente orgogliosi e soddisfatti di apportare un importante contributo a una iniziativa così coinvolgente dal punto di vista sociale e che promuove valori positivi di cultura e partecipazione attiva delle comunità. Sono valori coerenti con la filosofia alla base della nascita della formula h24 di Carrefour market in Italia, che tutti i giorni attraverso un servizio unico, è vicina, al cambiamento delle esigenze delle famiglie e dei lavoratori».

Ora, due cose: la prima è che ok la coerenza, ma saggiamente non è stata fatta musica h24, ché va bene su una spiaggia isolata ma non nel cuore di un quartiere residenziale milanese; la seconda è che non è nostra intenzione accostarci a Facchinetti: lui è un professionista, noi no (anche se Desirée è un'insegnante di canto e ha più formazioni con cui si esibisce regolarmente, e Federico un disco l'ha regolarmente pubblicato); lui suona pop, noi qualcosa che non sappiamo esattamente cosa sia. E se non sai cos'è, allora è jazz. Forse alla Festa della Musica 2016 è stato più blues, ma poco importa: quel che conta è che è stata davvero una festa.

Mentre ero sul palco, ho realizzato che in oltre vent'anni di musica da dilettante ho suonato dove c'era da suonare. Una volta, in un teatro, durante un classico jazz (Now's the time) qualcuno decise di dare un apporto scenografico e fece partire i fumi secchi da heavy metal. Il palco ne fu invaso, e con i compagni del mio gruppo di allora vedevamo più nulla. Siccome nel jazz guardarsi è fondamentale - perché con gli occhi comunichi gli stacchi, i momenti in cui finisci un solo, l'attimo in cui devi riprendere un tema, insomma guidi la musica - noi suonammo per un bel po' alla cieca. Ma ne uscimmo indenni.

Un'altra volta, in quel che era l'ospedale psichiatrico Paolo Pini, uno degli ospiti irruppe sul palco, si impadronì del microfono e cantò con voce flautata And I love her, suscitando l'entusiasmo del pubblico e mettendoci in difficoltà, perché ci alzò di molto l'asticella del consenso.

Ieri con i BE3 abbiamo aggiunto un nuovo paragrafo al capitolo «Luoghi insoliti in cui esibirsi», con un'oretta di musica nel parcheggio del Carrefour h24 di piazza Siena. Una situazione che John Landis avrebbe filmato e inserito nei Blues Brothers. C'è da dire che a noi è andata meglio: nessuno ci ha inseguito per arrestarci, alla fine. Certo, un po' di timore è emerso quando, nel pieno di Quello che le donne non dicono, un'impacciata signorina ha manovrato l'auto in uscita rischiando di salir sul palco in retromarcia. L'intervento di un paio di spettatori nell'improvvisato ruolo di vigili urbani ha scongiurato il pericolo.

Nessuno ci ha inseguito, insomma. Qualcuno ci ha invece seguito, gustando anguria, melone e focaccia gentilmente offerti dalla casa, canticchiando, applaudendo e apprezzando un intermezzo simil-jazzistico in mezzo a del buon vecchio rock. Ho provato, ogni tanto, ad alzar lo sguardo dalla tastiera per vedere cosa accadesse intorno. Semplicemente, le persone si fermavano anche solo per un minuto e ascoltavano.

Quelli che mi piacevano di più, però, erano i fuggitivi: borse della spesa in mano, scappavano a casa per cucinare e chiudere la giornata. Non scappavano però dalla musica: pur nella fretta, li vedevi canticchiare almeno un verso dei brani che noi e gli altri partecipanti abbiamo suonato.

Qualcuno di loro sorrideva. È bello pensare che quel frammento di musica gli abbia risvegliato un ricordo lontano e piacevole, e che lo abbia accompagnato fino a casa.


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