Musica, senza steccati

giovedì 31 agosto 2017

Una canzone, una storia: Brunori Sas come Plutarco

07:15 Posted by Unknown , , No comments
La cosa è talmente ovvia da risultar banale: le canzoni pungolano la memoria. Ma non lo fanno in un modo solo.

Alcune sono come le madeleine per Proust: bastano un paio di battute per accendere l’interruttore di una tv sui cui passano immagini, voci e financo i profumi dei frammenti della propria storia. Basta, per dir di me, l’arpeggio di Niente da capire per ritrovarmi su una spiaggia con una chitarra tra le mani, riflesso nel fuoco di un falò nell’anno dei miei diciotto; o le prime note dei Muscoli del capitano per sentire la pioggia inattesa su una grigliata che mai fu in un bosco dei colli veronesi.

 Altre canzoni raccontano invece vite che paiono quelle narrate da Plutarco: incredibilmente parallele. La prima volta che ho ascoltato quella di cui sto per parlare, stentavo a crederci. Parla di Calabria, dell’estate dell’82, di Pertini e Bearzot, di ragazzine in spiaggia senza mutande. E io rivedevo la mia Calabria, conosciuta proprio nell’estate Mundial, e una ragazzina di sei anni compagna di giochi che proprio non riusciva a tenere su il costume per più di cinque minuti.

 La canzone va avanti con gli anni, ancora in Calabria. La ragazza era ancora senza mutande, ma con maliziosa consapevolezza; l’autore la guardava, trovando sfogo solo in canzoni sbraitate alla chitarra davanti a un falò. E io rivedevo i miei falò, le decine di brani sbraitati alla chitarra e tutti i desideri inespressi di notti spese a sognare un bacio, e solo quello.

 La canzone va avanti con gli anni, ancora e sempre in Calabria. La ragazza ha capito, e ha ceduto alla «paura e alla voglia di fare l’amore», sotto la doccia. E io rivedevo la mia ultima estate laggiù, una ragazza di Roma, quella stessa voglia e quella stessa paura. Non c’era la doccia, ma la camera di una casetta su uno dei promontori più belli d’Italia. E non era il 31 di agosto, ma non importa perché - in ogni caso - c’era «un amore che nasce e un’estate che muore».

venerdì 14 luglio 2017

L'ultima «Lady» del Jazz

02:05 Posted by Unknown No comments
Gli appassionati di jazz la conoscevano bene, ma il grande pubblico italiano l’ha scoperta in un preciso momento. E cioè quello in cui è apparsa sul palco del Festival di Sanremo insieme a una leggenda: Ray Charles. Era l’edizione 1989 - per la cronaca, vinse un’altra coppia: Anna Oxa e Fausto Leali, con Ti lascerò - e l’Italia scoprì la voce e il fascino di Dee Dee Bridgewater.

Con The Genius, Dee Dee cantava Till The Next Somewhere (Precious Thing): non un pezzo jazz tout court, ma una ballad intrisa delle sonorità pop (anche un po’ patinate) di quegli anni. Ma la voce della cantante di Memphis dichiarava un’appartenenza: quella al novero delle grandi, a quella nuvola di Olimpo dove siedono Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Dinah Washington e, soprattutto, Billie Holiday. Artista, quest’ultima, che Bridgewater ha studiato, riletto e fatto propria, cantandone il repertorio in modo decisamente personale.

La liason con l’Italia, da allora, non si è mai interrotta. Al di là altre apparizioni a Sanremo -  nel 1990 per interpretare i Pooh, nel 1991 per rileggere Marco Masini -, Dee Dee Bridgewater ha un rapporto ormai profondamente radicato con chi ama il jazz in Italia (e non sono pochi). Il suo nome è spesso nei programmi dei concerti e dei festival: l’ultimo è Nave De Vero in Jazz. 

L’idea di portare il jazz tra gli avventori di un centro commerciale a Marghera (Venezia) è evidentemente riuscita: Nave De Vero è giunta nel 2017 alla sua quarta edizione, trasformando un luogo normalmente dedicato allo shopping in un punto di aggregazione intorno a un’idea culturale. E cioè, la musica afro-americana, che il festival declina in un’accezione ampia. 

Dee Dee Bridgewater, che suonerà venerdì 21 luglio, è una delle interpreti «classiche» del jazz; allo stesso modo, lo è Fabrizio Bosso, che ha suonato giovedì 13 con il suo quartetto. È invece ai confini con R&B e il funk Al McKay, storico chitarrista degli Earth Wind & Fire, che ha aperto Nave De Vero mercoledì 5 luglio con una big band - 13 elementi, lui incluso - che già dal nome ricorda e omaggia la storia del leggendario gruppo degli anni 70 e 80: Al McKay’s Earth, Wind & Fire Experience. 

E di nuovo, ai confini tra la tradizione popolare francese e il jazz è il gigantesco artista che chiude il festival, venerdì 28: Richard Galliano, che presenta il disco «New Musette Quartet», con il quale ha festeggiato i 30 anni di una carriera splendida, dedicata a condurre la fisarmonica nelle sonorità del mondo jazzistico. 

Per tornare a Dee Dee, ecco cosa cantava con quel genio di Ray Charles.